Le immagini, i video e le testimonianze strazianti dell’alluvione, crollo, inondazione che ha devastato il confine tra Nepal e Tibet mi fanno ripensare al romanzo di uno dei miei autori preferiti, e che talvolta preferirei dimenticare. Notizie su terremoti, maremoti, ondate di calore, crolli di ghiacciai e versanti delle montagne mi riportano sempre tra quelle pagine tetre e meravigliose. Credo sia questa la vera letteratura di questo tempo, quella di cui abbiamo bisogno: colei che ci sbatte in faccia verità a cui abbiamo voltato le spalle, contro le quali ci barrichiamo. Ho iniziato a leggere Cormac McCarthy a quattordici anni, dopo aver visto la trasposizione cinematografica de “La strada”. Fino ad allora non avevo capito di cosa avessi davvero paura, e nonostante non riuscissi ad addormentarmi a luci spente volevo leggere subito anche il romanzo. Quando mia madre mi vide estrarlo dalla libreria mi chiese perché volessi farmi del male, e io stetti zitta.

la strangeraDolci rilievi

Ne “La strada” un’apocalisse probabilmente legata a una catastrofe climatica ha devastato il pianeta, il cielo è oscurato da coltri di nubi e cenere, la “civiltà” non esiste più. In questo scenario un padre e un figlio si muovono verso la costa per trovare un clima più mite e cercare di sopravvivere. Durante il loro viaggio incontrano la nuova (dis)umanità, mentre il padre cerca di insegnare al figlio a rimanerlo, umano, a continuare “a portare il fuoco”. Ho sempre ricondotto la volontà di privare i due personaggi di un nome all’ineluttabilità del loro destino: non affezionarti, tanto moriranno. Ciò che tuttora continua a sconvolgermi– di recente ho letto la graphic novel, illustrata da Manu Larcenet – è il senso profetico che aleggia nel romanzo. «Non c’è nessun Dio e noi siamo i suoi profeti» scrive McCarthy, e mi appare nelle vesti del “The Last Man” dipinto da John Martin. Forse non ci sarà una nube di polveri e cenere, forse non farà freddo ma caldo, tuttavia ciò che McCarthy descrive potrebbe accadere. È un futuro che non ci auguro, ma plausibile e se dovesse compiersi spero di non viverci, e così auguro a qualsiasi altro essere umano.