Le immagini, i video e le testimonianze strazianti dell’alluvione, crollo, inondazione che ha devastato il confine tra Nepal e Tibet mi fanno ripensare al romanzo di uno dei miei autori preferiti, e che talvolta preferirei dimenticare. Notizie su terremoti, maremoti, ondate di calore, crolli di ghiacciai e versanti delle montagne mi riportano sempre tra quelle pagine tetre e meravigliose. Credo sia questa la vera letteratura di questo tempo, quella di cui abbiamo bisogno: colei che ci sbatte in faccia verità a cui abbiamo voltato le spalle, contro le quali ci barrichiamo. Ho iniziato a leggere Cormac McCarthy a quattordici anni, dopo aver visto la trasposizione cinematografica de “La strada”. Fino ad allora non avevo capito di cosa avessi davvero paura, e nonostante non riuscissi ad addormentarmi a luci spente volevo leggere subito anche il romanzo. Quando mia madre mi vide estrarlo dalla libreria mi chiese perché volessi farmi del male, e io stetti zitta.