Pubblicato il: 31/08/2026 – 7:00
Delianuova, 30 agosto 1951. Antonio Sanginiti è seduto a un tavolo davanti al caffè Loira, sul corso Umberto I, nei pressi dell’ufficio postale. È in compagnia di alcune persone. È in licenza. Ha 41 anni. È un maresciallo dei carabinieri e comanda la stazione di Delianuova.In Calabria non si parla ancora di ’ndrangheta. L’organizzazione c’è, domina i paesi dell’Aspromonte e impone la propria legge con la violenza. Sanginiti la combatte da anni.Quella mattina, davanti al caffè, arriva Angelo Macrì. Ha diciannove anni. È il fratello di Rocco e Giuseppe, arrestati nei primi mesi del 1951 proprio da Sanginiti, e di Giovanni, morto il 3 luglio durante uno scontro a fuoco con i carabinieri.Macrì si avvicina senza attirare l’attenzione. Ha una Beretta calibro 9. La estrae e spara quattro colpi a bruciapelo contro il maresciallo.Sanginiti viene colpito al torace. Si accascia. Non ha il tempo di reagire.Angelo Macrì fa qualche passo indietro. Poi si allontana lentamente verso i vicoli che conducono all’Aspromonte. Un giovane gli va incontro e gli chiede cosa sia successo. La risposta è una sentenza: il maresciallo non lo chiamerà più in caserma.Sanginiti è ancora vivo. Il sindaco di Delianuova, l’avvocato Lombardo, l’ingegnere Frisina e il dottor Leopoldo Greco provano a soccorrerlo. Ma non c’è nulla da fare. Il maresciallo muore senza un lamento.Ma non è finita: il prossimo bersaglio si trova sui Piani di Carmelia, in Aspromonte. Si tratta di Francesco Papalia, un pastore di 47 anni. Macrì lo trova davanti a una tavola imbandita, sotto una tettoia di ramaglie, in compagnia di amici e pellegrini diretti al santuario della Madonna della Montagna di Polsi. Papalia non conosce Macrì. Lo invita a sedersi. Macrì rifiuta. Chiede un bicchiere d’acqua, poi gli dice di continuare a mangiare: non ha fretta, può ancora aspettare prima di regolare quel conto. Papalia capisce che sta per morire. Macrì estrae la pistola e gli spara sette colpi a bruciapelo. Il pastore cade con la testa sul petto. L’assassino si scusa con i presenti per il disturbo e si incammina nel bosco. Dopo pochi passi si volta e dice che c’è ancora un terzo uomo da trovare.







