Pubblicato il: 09/09/2026 – 7:04

di Mariateresa Ripolo

BOVALINO Colpi di pistola esplosi a distanza ravvicinata, tra la folla, sfruttando la confusione e il rumore dei fuochi d’artificio. Un giorno di festa che si trasformò in pochi attimi in una tragedia destinata a segnare per sempre la Locride: quella che portò alla morte del brigadiere dei Carabinieri Antonino Marino.

Le indagini contro la ‘ndrangheta

L’omicidio venne pianificato ed eseguito dai vertici della ‘ndrangheta con l’obiettivo di eliminare il sottufficiale che conosceva in modo approfondito le strutture e le dinamiche criminali del territorio. Originario di San Lorenzo, Marino aveva prestato servizio come comandante della stazione dei carabinieri di Platì, uno dei centri nevralgici della presenza mafiosa nella provincia reggina, per poi essere trasferito a San Ferdinando dopo il matrimonio. Negli anni del suo impegno sul campo, caratterizzati dalla fase più acuta della stagione dei sequestri di persona e dal traffico di stupefacenti, il suo lavoro d’indagine si era rivelato fondamentale per ricostruire i contesti di diversi reati gravi e per collaborare alle indagini su rapimenti di rilievo nazionale, come quelli di Cesare Casella, Marco Fiora e Claudio Marzocco. Un’attività di contrasto costante e incisiva, che aveva reso il militare un bersaglio per le cosche locali.