Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

11 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:23

Il progetto della camorra di esplodere colpi di pistola contro la caserma dei carabinieri di Mondragone ha la data del 16.4.24. Antonio Bove, l’uomo di fiducia di Angelo Gagliardi, boss dell’omonimo clan del casertano, dagli arresti domiciliari effettua una videochiamata a Virgilio Vellucci, detto “Bitusco”, e Luigi Marcello. “Soggetti organici all’associazione finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti ma al bisogno utilizzati anche per il compimento di azioni violente strumentali all’espansione del clan”, scrive il giudice per le indagini preliminari di Napoli nella corposa ordinanza di arresto contro il clan Gagliardi. Sono 21 le misure cautelari eseguite in provincia di Caserta di cui 13 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 3 all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, per le persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione, incendio, detenzione e porto di armi, associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, minaccia e lesioni personali.

Il giorno prima un uomo del clan era stato arrestato con 800 grammi di droga addosso e Bova vuole informazioni, vuole capire se qualcuno ‘ha cantato’. Ma soprattutto, cerca vendetta contro i carabinieri che ritiene abbiano effettuato quell’arresto. E dice: “Ahahaha…. Luigi? … Le tieni le palle? Mo’ ti do’ la pazziella (la pistola, ndr), vai fuori via Venezia (ndr. la via di Mondragone dove è ubicato il Reparto Territoriale Carabinieri) … bum bum bum…”. Scrive il giudice: “Il clan Gagliardi, rimasto senza compagini criminali avverse e capaci di contendergli la leadership sul territorio, ha tale considerazione della propria forza da immaginare una “stesa” in danno della caserma dei Carabinieri di Mondragone, pur nella consapevolezza che un siffatto evento, se realizzato, avrebbe ricevuto una ancor più ferma risposta dello Stato”.