Quando Antony Bourdain si è suicidato, sono andata a guardare il suo profilo twitter, che ancora si chiamava così. Nella sua bio la prima parola era “entusiasta”, e così l’ho sempre visto io, a distanza e da fan moderatamente sfegatata. La domanda collegata a ogni suicidio per lui è stata ancora più prepotente. Anche perché il suo libro Kitchen confidential è parte della formazione di chiunque abbia fatto questo mestiere e tutti quelli collegati, e per quanto politicamente scorrettissimo anche per l’epoca, rimane una fotografia puntuale e non esagerata delle dinamiche interne alle cucine di quegli anni ma soprattutto è una narrazione di un uomo risolto, scanzonato, oggettivo, all’apparenza soddisfatto del suo raggiunto successo in una professione che amava visceralmente.

È dalle prime pagine di quel libro che comincia Tony – Diario di un giovane cuoco, il film di Matt Johnson appena arrivato nelle sale italiane. Non ci troverete la fama, i programmi televisivi o l’uomo che avrebbe girato il mondo raccontando il cibo come strumento per capire le persone ,ma vedrete la storia di un ragazzo di diciannove anni, interpretato da un magnifico Dominic Sessa, che pensa di avere davanti una carriera letteraria e si ritrova invece a Provincetown, Massachusetts, disperato, innamorato non ricambiato, senza soldi e con un lavoro da lavapiatti in un misero ristorante di pesce.