«È una storia di formazione, su una persona che tutti crediamo di conoscere, ma in realtà non conosce nessuno». Molto prima di Anthony Bourdain, chef leggendario, scrittore, presentatore tv, che ha rivoluzionato il modo di parlare di cibo, trasformando piatti e cucine in indagine sociologica, è esistito, per un’estate, in un ristorante di Provincetown, a Cape Cod, in Massachusetts, un diciannovenne timido, dall’aria scontrosa, abituato a inanellare una bugia dopo l’altra, ma anche pronto a tutto pur di realizzare il suo sogno: «Abbiamo conosciuto Bourdain solo attraverso quello che ha scritto e detto in tv. Questa storia riguarda il lato privato che ha poi generato la sua vita pubblica». Al centro di Tony diario di un giovane cuoco, diretto da Matt Johnson, recitano, in un avamposto americano sull’Atlentico particolarmente suggestivo, il protagonista Dominic Sessa, il ragazzo terribile di The Holdovers, e il suo mentore, Antonio Banderas (Chef), cuoco di larga esperienza e unica figura di maschio adulto che riesce a ottenere da Tony rispetto: «Chef - spiega l’attore – riconosce qualcosa in Tony prima che lo stesso Tony se ne renda conto. Vede del potenziale in lui, ma sa anche che il talento senza disciplina non vale nulla». Fuga dalla famiglia, miraggio dell’università in cui non metterà mai piede, attrazione per la ragazza bene Nancy (Emilia Jones), feste dove imbucarsi con il compagno di lavoro Sal (Leo Woodall), già ampiamente dedito alla droga, sono le tappe che, nell’estate 1975, segnano il cammino di Tony, sempre arruffato, in ritardo e fuori di testa, tranne in quella cucina dove, approdato come lavapiatti e pazientemente guidato da Chef, scoprirà il talento che lo renderà futura star della scena gastronomica mondiale: «Anche io – dice Sessa - faccio ancora finta, adesso, di essere un uomo. Da ragazzo hai un desiderio molto forte di essere rispettato, vuoi fare bella figura con chi ti sta intorno, finisce che ti monti la testa, che dici menzogne, ma solo per proteggere il tuo ego». Il contraltare, in questa disperata ricerca di affermazione, non poteva che essere Chef, un Banderas dall’aria sorniona, che ogni mattina sveglia con una secchiata d’acqua il ragazzo accolto in casa e sistemato sull’amaca in terrazza: «Chef - dice Banderas – è immerso nel lavoro, nella precisione, nell’impegno, e Tony ha bisogno della guida e dei consigli di qualcuno che non assecondi la sua maniera sconsiderata di vivere». Se Chef è una specie di fata Turchina, Sal è indubbiamente Lucignolo: «Il suo motto – chiarisce il regista - è “sperimentiamo tutto, diamo libero sfogo alla follia”, mi interessava mettere Tony al centro di quel caos instabile». Solo così era possibile riallacciarsi alla figura di Bourdain nota a tutti, allo spirito incendiario con cui scrisse Kitchen Confidential - Avventure gastronomiche a New York, best seller internazionale pubblicato da Feltrinelli nel 2002 da cui è tratto il film, alle avventure che hanno dato luogo, nel 2005, alla serie tv basata sul volume in cui, nei panni di Bourdain, recitava Bradley Cooper, alla complessa traiettoria esistenziale culminata, nel 2018, con il suicidio, a 62 anni, nella camera dell’Hotel Le Chambard a Kayserberg, vicino Strasburgo. Nel 20016, dopo il divorzio dalla moglie Ottavia Busia, Bourdain aveva incontrato Asia Argento e tra i due era nato un legame, circostanza scatenante, all’epoca della morte, di numerose congetture nonché pesanti attacchi all’attrice che, proprio a Roma, pochi giorni prima del gesto drammatico del cuoco, era stata avvistata in compagnia di un giovane giornalista francese e quindi accusata di aver provocato un improbabile suicidio per gelosia: «La sua scomparsa – ha poi detto Argento cercando di arginare le polemiche - ha lasciato un vuoto che nulla può colmare». Le ferite di Bourdain risalivano a molti anni prima, Argento ha parlato di depressione e dipendenze, fragilità che, in certi momenti della vita, possono apparire insopportabili: «Con Anthony abbiamo diviso l’essere alcolisti, ci sostenevamo, con una specie di umorismo dark, eravamo molto soli, ma due alcolisti insieme affogano». La strada battuta da Tony diario di un giovane cuoco (dal 27 nei cinema con I Wonder Pictures) è proprio seguire le radici di tutto, svelare l’intreccio tra estro impareggiabile e infelicità senza fine, capire come è potuto accadere che un cuoco di massimo glamour non sia mai riuscito a fare i conti con le sue inadeguatezze: «Volevamo – precisa Matt Johnson - realizzare un film che infondesse speranza». Per il protagonista, il viaggio sulle orme di Bourdain, a iniziare dal modo con cui realizzò la sua prima ostrica alla Gironde, si è chiuso con una scoperta: «Ho pensato che, con il passare del tempo, soprattutto dopo la sua morte, Bourdain sia stato messo su un piedistallo, mentre, in realtà, era una persona piena di umanità. Sapere che ha provato le stesse emozioni che ho provato io, che ha affrontato gli stessi problemi con cui mi sono scontrato, mi ha reso più umile».
I turbamenti del giovane Bourdain chef di genio e sregolatezza
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