Prato, 31 agosto 2026 – Anche ieri è andato in scena il solito copione che si ripete ogni domenica nei pressi della questura di Prato: accampamenti di immigrati che aspettano l’apertura degli uffici per presentare le domande. Molti di loro (il gruppo anche ieri era composto da pachistani, bengalesi, cinesi) devono presentare la documentazione per il riconoscimento di asilo politico, altri diversi documenti per poter soggiornare a Prato dove hanno riferimenti per alloggio e per lavoro. Nonostante la mobilitazione della questura, che invita sempre a non sostare con largo anticipo, le code si formano puntualmente. Anche ieri almeno venti persone sotto il sole per tutto il giorno e nella notte lungo le aiuole della rotonda; un’auto della polizia invece, come altre volte, ha sostato davanti alla questura.

Diverse le prese di posizione e gli interventi che La Nazione ha sollecitato con gli articoli sulle “code della vergogna” ma al momento il copione si ripete e niente cambia.

Marta Logli, ha letto delle code della vergogna davanti alla Questura?

«Ho letto e ho visto con i miei occhi, come ogni pratese: ci sono persone nella nostra città costrette a un’ingiustizia ingiustificata da ormai anni e anni a causa di leggi anacronistiche e inadeguate e carenza di organico» sottolinea la consigliera regionale toscana del Pd.