“Per tanto tempo la mia vita ha girato attorno alla paura. Evitavo treni, aerei, metropolitane, ascensori e qualsiasi situazione che mi facesse sentire intrappolato. Mi ero convinto che fosse un equilibrio accettabile e che in fondo stessi bene così. Poi mia sorella Chiara mi ha chiamato dalla Svizzera chiedendomi aiuto e io non sono stato capace di raggiungerla. Quella telefonata mi ha fatto capire che la claustrofobia non stava limitando soltanto i miei spostamenti, ma stava distruggendo i rapporti più importanti della mia vita”. A raccontare la sua rinascita è Davide C., 42 anni, che vive a Bologna e lavora come grafico freelance. “Per la prima volta ho deciso di affrontare davvero la mia paura. È stato un percorso lungo e difficile, ma mi ha restituito una libertà che credevo di aver perso per sempre”.
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La prigione che si era costruito da solo
“Se guardo indietro, mi rendo conto che per anni ho organizzato la mia esistenza intorno alla claustrofobia. Non era una paura che compariva ogni tanto: era una presenza costante che influenzava ogni decisione. Lavoravo quasi sempre da casa, evitavo i mezzi pubblici e mi spostavo soltanto con uno scooter perché mi dava una sensazione di controllo. L'aria sul viso, la possibilità di fermarmi quando volevo, l'assenza di porte chiuse intorno a me mi facevano sentire al sicuro. Col tempo avevo smesso perfino di considerarlo un problema. Mi raccontavo che quella era semplicemente la mia natura. In realtà stavo restringendo il mio mondo sempre di più. Tre anni fa mia sorella Chiara si era trasferita in Svizzera con suo marito. All’inizio mi chiedeva di andare a trovarla. Io trovavo sempre una scusa: troppo lavoro, un progetto urgente, i costi del viaggio. Lei sapeva che soffrivo di claustrofobia e probabilmente aveva già capito che dietro quelle giustificazioni c’era anche la paura di affrontare un viaggio così lungo. Non mi metteva pressione, si limitava a dire che avrebbe aspettato il momento giusto. Ci sentivamo al telefono, ci scrivevamo, ma continuavo a rimandare. Pensavo che prima o poi avrei trovato il coraggio. Non immaginavo che la vita mi avrebbe messo davanti a una scelta molto più dolorosa”.






