Le primarie sì, ma dopo. Per Elly Schlein e Giuseppe Conte la contesa della leadership del campo largo è “inevitabile”. Lo confermano dirigenti di entrambi i partiti, dove però la palla viene calciata più in là. A definire le regole di ingaggio ci penserà una delegazione composta dai fedelissimi dei leader. Prima l’imperativo è riuscire a incunearsi, in Parlamento e in piazza, negli ultimi pertugi consentiti per rallentare lo sprint della legge elettorale e, poi, definire un programma comune, già a ottobre. Un percorso che ha come test la prossima legge di bilancio: il campo largo ragiona su una contro-manovra per dimostrare che governare insieme è possibile. Uno slalom che impone di procrastinare il tormento da primarie all’inizio dell’anno prossimo.

La rumba agostana sul leader del campo largo ha innervosito Schlein, che da mesi chiede ai suoi di “martellare sull’economia”. Contrastare l’immobilismo su energia e dintorni di cui il Pd accusa il governo Meloni è la priorità della leader dem. La preghiera è agile: basta parlare di primarie e di divisioni. Peccato che diversi dirigenti, soprattutto tra chi ha sostenuto l’ascesa della leader, sollevino dubbi sullo scontro intestino, come messo in chiaro l’ex ministro della Salute, Roberto Speranza (“Le primarie sono un autogol”).