Il Paese paga il "blocco" alle esportazioni di petrolio che alimenta case, veicoli, ospedali e sistemi di pompaggio
Black-out continui, case prive di acqua corrente, automobili senza carburante e ospedali con poche medicine negli armadietti. Il malore di Alessandro Di Battista, collaboratore de Il Fatto Quotidiano, riaccende i riflettori sulla crisi economica e sociale di Cuba, dove l’ex deputato del Movimento 5 Stelle si trovava per un reportage giornalistico prima di essere ricoverato.
Da mesi l’isola paga il prezzo dell’embargo degli Stati Uniti alle esportazioni di petrolio dal Venezuela, principale fornitore di greggio per L’Avana e dintorni fino a gennaio scorso. Il Paese ha però bloccato l’export dopo la cattura del presidente Nicolas Maduro da parte degli Usa, storici nemici della Repubblica insulare.
La dipendenza dalle importazioni di petrolio
In numeri: Cuba autoproduce solo 40.000 barili di petrolio al giorno, contro un fabbisogno di circa 110.000 barili. Per sopperire al deficit, L’Avana si è sempre affidata alle importazioni, col Venezuela che copriva circa il 35% della domanda.









