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Ah, che spettacolo. Repubblica, due giorni fa, titola «Benzina senza freni». Dramma. Apocalisse. Il Paese in ginocchio alla pompa. I soliti editoriali indignati, i talk show che scoprono all’improvviso il pieno da cento euro, l’opposizione che evoca la stangata, i consumatori traditi, il governo che «non fa nulla». Tutto il kit. Tutto il copione. Oggi la media nazionale gira intorno a 2,015 euro al litro. È un problema? Sì. Lo è per chi lavora, per chi deve fare cento chilometri al giorno, per le famiglie in ferie, per le imprese di trasporto. L’incertezza sullo Stretto di Hormuz pesa, i mercati sono nervosi, nessuno ha la sfera di cristallo su cosa succederà tra dieci o venti giorni. Da questo punto di vista è saggio monitorare e intervenire, correzione dopo correzione, senza panico e senza slogan è insopportabile la strumentalizzazione. È insopportabile il doppio standard. È insopportabile la faccia tosta.

Carburanti, i prezzi alla pompa continuano a salire. Oltre 2 euro al litro

Giugno 2022. Governo Draghi, quello «dei migliori», quello salutato in conferenza stampa con l’applauso prima ancora del «buongiorno». Media mensile della benzina: 2,034 euro al litro. Non un picco di due giorni, non un distributore furbo in autostrada: la media del mese. Rivalutata all’inflazione di questi quattro anni, quella cifra equivale a circa 2,276 euro di oggi. Più cara, non meno. E allora? Allora Repubblica non urlava «senza freni». Allora i titoli erano misurati, tecnici, quasi rassegnati. Allora la colpa era «la guerra», «i mercati», «Putin», mai il governo dei professori. Allora i pompieri spegnevano ogni focolaio prima che diventasse polemica. Oggi, con un prezzo inferiore a quello di allora (e nettamente inferiore in termini reali), gli stessi giornali accendono il fuoco e ci versano sopra il giornalismo d’opinione. Ieri pompieri, oggi piromani. Ieri «complessità internazionale», oggi «fallimento del centrodestra». Ieri silenzio compassato, oggi sirene a millemila decibel. Funziona così da anni. Se al governo ci sono i «migliori», il caro-vita è una fatalità. Se al governo c’è chi ha vinto le elezioni, ogni centesimo è un atto politico, ogni pompa un atto d’accusa, ogni titolo una campagna.