di
Marco Calabresi
La leggenda svizzera inserita fra gli «immortali» del tennis. L'omaggio alla moglie Mirka, che lo premia: «È stata il mio tutto». Lei: «Grazie per essere rimasto sempre te stesso»
La cerimonia era stata curata nei minimi dettagli, e che ci fosse posto per Roger Federer nella Hall of Fame del tennis mondiale era qualcosa di normale, quasi ovvio. Sono state invece inaspettate, genuine, meravigliose, le emozioni di Federer e prima ancora della moglie Mirka Vavrinec, conosciuta da Roger quando erano poco più che bambini (lui aveva 18 anni, lei 21) e che ha accompagnato la leggenda svizzera nei campi di tutto il mondo ma soprattutto a casa, dove di ogni essere umano esce fuori il lato più privato.
E Federer, salito sul palco dopo Mirka, non ha trattenuto le lacrime: «Ho bisogno di fazzoletti e occhiali da sole, di tutto, per proteggermi — le sue parole —. Mirka è mia moglie, che però è il più grande eufemismo che si possa usare, perché è stata anche allenatrice, compagna di allenamento (celebre lo stupore di Andy Roddick per aver perso contro uno «che si era scaldato con la fidanzata», ndr), la mia realtà, la mia stylist, cosa di cui avevo bisogno. Lei è la persona che mi ha insegnato a essere più concentrato sul tennis e a trovare gioia in tutto il resto. Lei e io ci prendiamo per mano e corriamo attraverso i muri».










