“Il macellaio” Ratko Mladić, condannato all’ergastolo per il genocidio a Srebrenica, è morto da giorni, ma il suo fantasma gode di ottima salute. E in Serbia rischia di pesare non poco nelle future elezioni parlamentari anticipate perché l’anima nazionalista – e non solo quella organicamente strutturata nei partiti - rischia di essere l’ago della bilancia in una competizione dall’esito non scontato.

Elezioni a ottobre, il presidente Vučić corre da premier

Una data ancora non c’è, ma il presidente Aleksandar Vučić ha annunciato una settimana fa che si terranno il 18 o il 25 ottobre e lo coinvolgeranno direttamente. Al prossimo appuntamento Vučić correrà da premier, con uno schema che ricorda il tandem Putin/Medvedev nel 2008 e come in Russia rischia di non cambiare la capacità di determinare gli indirizzi del Paese dell’attuale presidente serbo. Anzi, potrebbe concedergli ancora maggiore potere e raggio d’azione. Per questo, sebbene solo da una settimana abbia annunciato la convocazione alle urne che opposizione e piazze chiedono da tempo, all’appuntamento lavora da mesi. E Mladić – con tutto il peso dell’eredità ancora divisa e divisiva delle guerre dei Balcani – è l’asso inaspettato che adesso l’attuale presidente serbo può giocare.