Ambiente

Corrado Clini

Powered by

Lo scorso 7 agosto National Geographic España ha pubblicato un intervento di Sarah Romero sul “Cambiamento climatico che fece precipitare l’Europa in una crisi alimentare senza precedenti agli inizi del XIV secolo”, che riprende in versione “giornalistica” il lavoro di un gruppo di scienziati della Columbia University pubblicato da Nature il 15 settembre 2020 “A quantitative hydroclimatic context for the European Great Famine of 1315–1317”.

La ricerca della Columbia University rilevò che la grave crisi alimentare “Great Famine” era stata provocata da eventi climatici estremi non previsti (climatic shock) che segnò l’inizio della cosiddetta Piccola era glaciale a partire dalla primavera del 1315 e fino a tutto il 1317. Diversamente dal 1315, noi sappiamo da tempo che i record del 2026 di eventi climatici estremi in Europa non sono inattesi. Copernicus Climate Change, il programma di osservazione della Terra dell’Unione Europea, documenta da almeno 15 anni la “nuova normalità del clima”, con l’aumento della temperatura associato alla maggiore frequenza e intensità di fenomeni estremi (uragani, piogge torrenziali circoscritte in un breve periodo di tempo, inondazioni, ondate di calore, incendi e siccità prolungate) ed allo scioglimento dei ghiacci nella regione Artica e nelle Alpi. Copernicus ha rilevato che la temperatura media in Europa negli ultimi 40 anni è cresciuta del doppio rispetto alla temperatura globale (+ 2,5°C rispetto a 1,4°C).