"Stiamo sperimentando in diretta cosa vuol dire vivere in un pianeta che non conosciamo più perché lo stiamo modificando in maniera progressiva e sempre più pericolosa. Sapevamo di doverci preoccupare perché la fusione dei ghiacciai indebolisce l’alimentazione dei fiumi e quindi mette a rischio l’agricoltura di grandi zone fertili. Ora scopriamo le conseguenze immediate e catastrofiche del collasso di una enorme lingua di ghiaccio. Sono tutte facce dello stesso problema: la crisi climatica”. Gianmaria Sannino, climatologo dell’Enea, commenta immagini che sembrano tratte dal “The Day After Tomorrow”, uscito nel 2004. Vent’anni fa quel film di Roland Emmerich a qualcuno era sembrato una forzatura catastrofista. Oggi la grandine grossa come palle da tennis (una delle scene più drammatiche) non è più un’ipotesi di futuro ma una realtà, conseguenza di eventi climatici - innescati dal consumo smodato di combustibili fossili e dalla deforestazione - che continuano a disegnare scenari inediti. L’ultimo ha preso corpo nella zona al confine tra Tibet e Nepal, a oltre 5 mila metri di quota: il crollo di una parte del ghiacciaio ha causato una valanga di acqua, fango e pietre che ha travolto tutto quello che ha trovato sul suo cammino, spazzando via ponti e case.