Il nuovo e ambizioso super Telescopio Spaziale è stato lanciato oggi da Cape Canaveral. Con puntualità (complici le buone condizioni meteo), un razzo vettore Falcon Heavy di SpaceX lo ha portato in orbita terrestre dopo il lancio dalla piattaforma e rampa di lancio 39 A del Kennedy Space Center, alle 13.26 ora italiana (le 7.26 ora locale della Florida). In seguito, dall’orbita terrestre, lo stadio superiore del razzo vettore lo spingerà sulla traiettoria che lo collocherà a sua volta nel punto L-2 a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra. Falcon Heavy è un razzo che è formato da tre Falcon 9, di quelli che SpaceX lancia ormai a ritmo di 2-3 a settimana. In grado di collocare in orbita 70 tonnellate, proprio come succede con un singolo Falcon 9, tutti e tre gli elementi che principali che lo compongono ritornano a terra, atterrando su piattaforma apposite. Resta nello spazio lo stadio superiore del corpo centrale, che procede nella sua corsa e immette Roman Telescope nella traiettoria spaziale prevista.

Cento volte superiore allo Hubble “Il Roman Space Telescope è il successore del Webb Telescope, e produrrà immagini con campo di vista oltre 100 volte superiore a quello del Telescopio Spaziale Hubble. Verrà impiegato soprattutto per lo studio dell’energia oscura e per gli esopianeti. Due tra le grandi sfide di conoscenza dell’astronomia moderna. Siamo pronti a nuove e incredibili scoperte”. Ce lo conferma da Baltimora, dove ha sede lo Space Telescope Science Institute, il professor Massimo Robberto. Di origini piemontesi, è l’astrofisico italo-americano che guida il Team scientifico della NIRCam, lo strumento più importante che si trova sul Webb Space Telescope, il grande osservatorio che da quattro anni opera a un milione e mezzo di chilometri dalla Terra. E come ci ricorda Robberto, conosciamo ancora davvero poco dell’Universo. Solo il 5-6 per cento della materia che lo forma è conosciuto, il resto è ancora tutto da scoprire, e non a caso si chiama materia oscura. “Il lancio è stato anticipato a quest’anno, nonostante inizialmente fosse programmato per il 2027. E, come Webb, andrà in un’orbita detta “Halo” attorno al punto lagrangiano L-2 - dice Robberto. Quindi, al contrario di ciò che avviene di solito, cioè con grandi missioni spaziali e satelliti complessi che spesso subiscono ritardi, il “Roman” è stato lanciato in anticipo sui tempi previsti. È un telescopio spaziale NASA, realizzato da aziende selezionate dall’ente spaziale americana, ma con molte componenti realizzate in Europa. Previsto per restare operativo per almeno 5 anni, avrà a bordo due strumenti principali: la Camera ad ampio campo con 18 rivelatori, e un coronografo per lo studio di esopianeti costituito da una serie di dischi e specchi deformabili tramite ottica attiva. I suoi obiettivi scientifici sono ritenuti di enorme importanza dalla comunità astronomica internazionale: gli utilizzi scientifici dei dati e delle immagini del “Roman”, come già per Hubble (operativo, dopo riparazione in orbita, dal 1993), e Webb (operativo dal 2022), saranno disponibili per gli scienziati di tutto il pianeta. Gestiti dal Centro STScI, saranno disponibili pubblicamente entro pochi giorni dall’inizio delle osservazioni. Ed è una delle ragioni per cui il “Roman” si è salvato dai tagli ai programmi scientifici Nasa, sulla base delle direttive dell’attuale amministrazione statunitense.