Non ora, non qui. Magari esiste un universo parallelo dove la Fiorentina e i suoi tifosi hanno festeggiato i cento anni di storia insieme al giocatore viola più rappresentativo: Giancarlo Antognoni. E magari lo ha fatto dopo una vittoria roboante contro il Frosinone. La realtà invece è ben diversa: di Antognoni neanche l’ombra e il Frosinone ha giganteggiato contro una Fiorentina minuscola.

Del resto la storia viola non è mai stata una linea retta. Semmai un’alternanza di slanci verso l’alto e capitomboli profondi. Sofferenza, gioia e contraddizioni. Un groviglio di emozioni dove la perfezione quasi stona. È fuori posto o, comunque, passeggera. E il popolo viola con questa malinconia interiore ci convive da sempre.

Giancarlo Antognoni

L’assenza dell’Unico 10 alla festa del centenario è una ferita che brucia. Ma con il passare dei giorni anche i fan più incalliti di Antonio se ne sono fatti una ragione. La scelta era già stata presa, il copione già scritto, forse nelle pieghe dell’orgoglio. La Fiorentina ha provato a tendere la mano, ritirando per questa stagione la maglia numero 10. Un gesto distensivo, nel tentativo di ricucire. Niente da fare. "Il suo unico difetto, che poi è anche un pregio, è che quando prende una decisione è quella. Punto", confessa chi conosce bene Antonio. Una leggenda in (auto)esilio forzato. Come Dante Alighieri prima di lui. Poco importa se hai scritto la Divina Commedia. In cento anni di storia viola, nessuno ha scritto sul campo più poesia di Antognoni. Eppure ieri allo stadio c’erano tutti. Tutti tranne lui. Il risultato finale ha fatto il resto: nel giorno di festa prevalgono nostalgia e tristezza.