Personale sanitario malpagato. Camici bianchi scesi da 106mila a 75mila in tre anni
Per decenni, in Italia e in Europa, Cuba è stata il santino della sinistra: medici ovunque, mortalità infantile da Paese ricco, cure gratuite all’avanguardia. Il regime ha venduto quel racconto al mondo e molti lo hanno ripetuto senza mai visitare un ospedale di provincia, ma i numeri che L’Avana stessa non riesce più a nascondere lo smentiscono. Nel 2018 l’isola caraibica vantava 4 morti infantili ogni mille nati vivi. Nel 2025 la stessa statistica ufficiale è salita a 9,9 e, nella capitale L’Avana, addirittura a 14,2. La sopravvivenza dei bambini con tumore è crollata dall’85% al 65% e, degli oltre 96mila cubani che aspettano un intervento, 11mila sono minori. 32mila donne incinte non hanno più le tre ecografie previste dalla legge, mentre cinque milioni di malati cronici rischiano l’interruzione delle terapie. L’Onu ha contato più di 16mila pazienti in attesa di radioterapia e 12mila di chemioterapia. Nelle farmacie di Stato manca il 70-80% dei farmaci essenziali e, dei 395 medicinali prodotti sull’isola, circa 300 sono introvabili, dagli oncologici agli anticoagulanti, dagli antistaminici agli psicofarmaci. Il paracetamolo si compra al mercato nero a prezzi che un medico di Stato, che guadagna tra i 13 e i 16 euro al mese, non può pagare. I macchinari cadono a pezzi: su 78 Tac registrate a Cuba, 37 sono rotte, mentre, su 21 risonanze, 10 non funzionano. Poi c’è il problema della luce, con blackout che durano giorni e, già 6 volte quest’anno, hanno lasciato al buio il 70% dell’isola. Gli ospedali, nonostante i generatori, sono senza corrente stabile per incubatrici, dialisi, sale operatorie e catene del freddo per i vaccini. Le ambulanze restano senza carburante, mentre i rifiuti non raccolti moltiplicano i virus della dengue e della chikungunya. I medici, pagati come camerieri, sono costretti quando restano ad «arrangiarsi» con quello che c’è.







