C’è un tema che, nei giorni scorsi, durante il Consiglio comunale aperto dedicato alla vicenda Maddalusa, è sfuggito al dibattito da “tritacarne” che è seguito a quella seduta. E a porlo è stata la presidente di Aica Danila Nobile. Se, come noto, il servizio di autobotti è cambiato dal 9 maggio, quando è terminata la situazione di emergenza idrica e quindi il trasporto su gomma è tornato a essere – sulla carta – quello che avrebbe sempre dovuto essere, cioè un ausilio straordinario per situazioni non prevedibili, prima di quella data qualcuno chiedeva di sapere come era stato possibile che le autobotti rifornissero Maddalusa. «Abbiamo verificato sui nostri registri – ha spiegato – e non è mai stata acqua di Aica. Che i trasportatori portassero acqua a Maddalusa è un altro discorso. Se qualsiasi autotrasportatore ha portato acqua lì, non era di Aica perché non era un problema di emergenza idrica, ma di tipo urbanistico.»

Quindi, in sintesi, fino a prima dell’intervento dell’assemblea dei sindaci del 5 maggio e del successivo stop allo stato di emergenza regionale, non esisteva il “caso”, né esistevano divieti a rifornire le case abusive. O forse i divieti c’erano, ma nessuno li faceva rispettare, e oggi guarda altrove in alcuni casi, come quelli delle centinaia di case non servite e a volte abusive, diffuse in tutta la provincia. Di certo c’è però chi chiede chiarezza sul tema dei cittadini lontani da ogni servizio a rete.