di
Enrico Galletti
Il giorno dopo la violenta tempesta che ha messo in ginocchio la città: «Una cosa così non l'avevamo mai vista»
Se arrivi da Milano ed è la prima volta, non trovi neppure il cartello che segna la strada per arrivare al centro. È venuto giù. Giace lì, sulla strada, ma è diventato illeggibile. «Ona». Le prime quattro lettere sono dall’altro lato della lastra di metallo ripiegata su se stessa. Spezzata. In un certo senso è tutto lì, in quell’immagine che accoglie chi arriva da fuori. Una città spezzata.
Almeno otto famiglie hanno trascorso la prima notte dopo il disastro in albergo. Non hanno avuto il tempo di preparare le valigie. È agosto, fine estate. Le loro case, mentre fino a qualche attimo prima fuori c’era il sole, sono diventate piscine senza tetto, scoperchiate in otto minuti con una furia che non solo i più giovani (si dirà l’indomani al bar) ma anche chi ha settanta, ottant’anni guarda con gli occhi della paura. Una cosa così, Cremona non l’aveva vista mai.











