Sciamano con le magliette di Mutu, di Rui Costa, di Toni (e furmini!), di Toldo, di Borja, di Chiesa (Enrico) e di Lulu. Da via Pier Fortunato Calvi fa capolino un ragazzino che arriva, sì e no, a dodici anni e sulla schiena ha su stampato il nome di Batistuta, casacca del ’99, quando il nostro sconquassò la rete del tempio del calcio di Londra, Wembley. "Io Bati l’ho visto solo su YouTube però il nonno me ne parla sempre. Dice che forte come lui in porta non ha più tirato nessuno" confessa con candore.

Il fiume viola verso il Franchi si gonfia prima del previsto, come una piena che brucia i calcoli dei meteorologi. Sembra di esser tornati indietro di trent’anni quando si saliva sui gradoni con il panino appena dopo mezzogiorno.

Alle quattro, due ore e mezzo dal fischio d’inizio, non c’è più un buco per lasciare la macchina. Che poi al Campo di Marte oggi c’è il Frosinone che, sia detto con il massimo rispetto, non è il Barcellona, ma nell’aria si respira subito un’attesa antica. Lo raccontano i nomi sulle maglie di cui sopra, lo racconta un uomo con i capelli bianchi che trascina la moglie per la mano.

"Pena poco, si fa tardi" brontola. "Macché tardi, mancano due ore" ribatte lei con un sorriso bonario. Registra a distanza i battiti cardiaci del marito in modalità emozione a mille.