Grillino della prima ora, protagonista nelle piazze, alla Camera, poi di nuovo lontano dall'arena ma non dalla politica, tra libri, spettacoli teatrali e reportage nel Sud del mondo, anche per il Fatto quotidiano. Come quello su cui Alessandro Di Battista, 48 anni appena compiuti il 4 agosto, era impegnato a Cuba, prima del malore e del ricovero all'ospedale di Santa Clara, la città del mausoleo di Ernesto Guevara, mito del barricadero ex parlamentare ("Ci ha dato un grande insegnamento: quello che può fare la fervida volontà di un essere umano"), a cui negli anni è rimasto appiccicato l'appellativo di 'Che Guevara di Roma Nord'. Una compagna, Sahra Lahouasnia, e due figli, Di Battista da tre anni è l'anima (e il vicepresidente) di "Schierarsi", associazione "a partecipazione civile", che ha avviato iniziative per la Palestina, per l'acqua libera e per abolire il finanziamento pubblico ai giornali. Il prossimo progetto, annunciato nelle scorse ore sui social, è una nuova "inchiesta giornalistico-teatrale", sugli Epstein Files, dopo quelle su Assange e sulle guerre, in tour con due tappe europee a Londra e Bruxelles a novembre. Per l'ex deputato, laureato al Dams con master in tutela internazionale dei diritti umani, "la politica non è una professione" e "scendere a compromessi è deleterio". Un approccio che gli ha attirato una serie di etichette, da agitatore a falco. Ma molti nel Movimento lo chiamano 'il bello', con un pizzico di invidia. Da settimane si rincorrono poi le voci su un suo ritorno in campo, con un possibile effetto da 'Vannacci di sinistra', magari al fianco dell'amica Virginia Raggi, di cui ha sostenuto l'ascesa a sindaca di Roma. "Se vorrà fare un partito, sarà lui a deciderlo. Non sarà mai un nemico per me", il commento di Giuseppe Conte a luglio. Si è invece da tempo consumata la rottura con Beppe Grillo, che all'inizio lo ha considerato uno dei suoi "ragazzi", con Luigi Di Maio e Roberto Fico. Il fondatore soffriva la popolarità del giovane grillino, quasi osannato nelle piazze dello Tsunami Tour 2013. "Padre e padrone" del Movimento, lo definì nel 2022 'Dibba', figlio di un ex consigliere comunale del Msi, morto a giugno. Con Di Maio sono stati per anni inseparabili. Anche dopo l'exploit alle elezioni del 2018, dove Di Battista aveva deciso di non ricandidarsi, dopo una legislatura alla Camera. Protagonista in Aula ma anche fuori. Persino sul tetto di Montecitorio, nella storica protesta di una dozzina di 5 Stelle contro le riforme costituzionali. O nelle piazze del tour 'Costituzione coast to coast' contro il referendum del 2016 promosso da Matteo Renzi. Tifoso della Lazio, Di Battista propose un seggio in Senato all'amico Zdenek Zeman, convincendolo a votare M5s nel 2018. Di Battista e Di Maio erano insieme anche a Parigi nel 2019 per l'incontro con i Gilet gialli che fece infuriare l'Eliseo. Agli Stati generali del 2020 'Dibba' difese strenuamente il limite dei due mandati e criticò le scelte dell'amico, a partire dall'alleanza con il Pd. Il gelo fra i due è calato quando il campano ha scelto di sostenere il governo Draghi ("Perché opporsi al governo dell'assembramento", il titolo di uno dei suoi libri). Da lì l'addio al M5s, seguito dalla partenza per un periodo in Russia ("La Russia non è il mio nemico", un'altra sua pubblicazione). Negli ultimi anni Di Battista è stato avvistato anche nei panni di barman sulla spiaggia di un albergo a Ortona. Ma soprattutto in talk show televisivi (di frequente a Di martedì), e nei video pubblicati sui social, con una linea chiara, contro il governo di Israele e contro il riarmo europeo. Il 29 giugno 2024 tornò in Senato per depositare 80mila firme a un disegno di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento dello Stato di Palestina.