Alessandro Di Battista è ricoverato in un ospedale di Santa Clara, la città simbolo della vittoria dei ribelli guidati da Ernesto Cheguevara nel dicembre del 1958. Un forte mal di testa, il malore: “condizioni gravissime” è tutto ciò che trapela sulla salute dell’ex deputato del Movimento 5 stelle, simbolo del “grillismo delle origini”. Si trova a Cuba per realizzare una serie di reportage per Il Fatto Quotidiano e TvLoft dal titolo La polvere del mondo. La politica in modo trasversale si stringe attorno a lui, ammainando ogni bandiera: “Forza Ale” scrive il ministro Guido Crosetto su X mentre il coro si estende di ora in ora, da Filippo Sensi (Pd) a Luca Zaia (Lega). Dopo avere occupato il suo scranno a Montecitorio dal 2013 al 2018 Di Battista – 48 anni compiuti lo scorso 4 agosto – ha scelto di non ricandidarsi perché non si riconosceva nel nuovo corso incarnato da Giuseppe Conte. Per tutti era rimesto il rappresentante dello spirito più autentico del M5s: terzomondista e ambientalista, con derive successive che l’hanno avvicinato ai No vax e soprattutto ai filorussi (“La Russia non è il mio nemico” è il titolo di un suo libro pubblicato nel 2025). Durante il Covid fu tra coloro che si oppose al decreto Lorenzin sull’obbligatorietà dei vaccini pediatrici definendo il Green Pass una «misura estremamente ipocrita perché è un obbligo vaccinale mascherato». La rottura definitiva con i Cinquestelle è avvenuta nel 2021, quando il suo partito ha deciso di sostenere il governo di Mario Draghi. Lui si oppose ma vinse allora il suo gemello diverso, Luigi Di Maio, l’anima più istituzionale del Movimento che ormai stava cambiando pelle. E così mentre Dibba – soprannome che gli è sempre andato un po’ stretto nonostante glielo avesse affibbiato proprio il suo mentore Beppe Grillo – si reinventava come opinionista nei talk show e su testate indipendenti, firmava reportage e podcast, spaziando dall’America Latina al Medio Oriente. Prima di entrare in contatto con Grillo, con il quale avrebbe condiviso l’obiettivo di “aprire il Parlamento come una scatola di tonno”, Di Battista era ancora studente alla Roma Tre, dove frequentava il corso di laurea in Discipline delle Arti, della Musica e dello Spettacolo e lavorava nei villaggi turistici. A orientare il suo percorso verso l’impegno sociale e politico fu poi uno zio, responsabile di un’associazione di volontariato, che gli diede la possibilità di viaggiare tra il Sud e il Centro America, avvicinandolo al terzomondismo con una vena sempre più antioccidentale. Il primo avvicinamento al M5s risale al 2008, quando si presentò alle elezioni amministrative di Roma come candidato, senza però riuscire a essere eletto. La svolta arrivò nel 2011, quando iniziò a collaborare con il blog di Beppe Grillo, sul quale vennero pubblicati alcuni suoi reportage dedicati alle attività dell’Enel in Guatemala. Un anno più tardi uscì Sicari a cinque euro, un e-book commissionato da Gianroberto Casaleggio. Diventa presto una delle figure centrali del M5s e durante le parlamentarie del 2012, che in quel periodo stava vivendo una fase di forte crescita, Di Battista ottenne 313 voti ottenendo un seggio per le politiche dell’anno dopo. In quegli anni Di Battista rappresentò l’anima più movimentista e radicale del Movimento 5 Stelle. Tra le iniziative che meglio descrivono quella stagione ci fu, nel 2016, il suo tour in scooter attraverso l’Italia, ribattezzato “Costituzione coast to coast”, organizzato per sostenere il No alla riforma costituzionale promossa dal governo Renzi. Nel 2017 arrivò l’annuncio, inatteso, della sua decisione di non ricandidarsi. Nonostante questo passo indietro, però, non si era ancora consumata la rottura con il Movimento e con la sua comunità politica. Dall’esterno delle istituzioni, Di Battista iniziò progressivamente a prendere le distanze dalle scelte compiute dal Movimento. Continuando a rivendicare una posizione indipendente sia dalla destra sia dalla sinistra, criticò duramente le alleanze che avevano caratterizzato i due governi guidati da Giuseppe Conte: prima quella con la Lega nel Conte I e successivamente quella con il Partito Democratico nel Conte II. Particolarmente dura fu la sua opposizione all’intesa con il Pd, definita da lui “la morte nera”, con il timore che il Movimento potesse trasformarsi in qualcosa di simile all’Udeur di Clemente Mastella. Le tensioni aumentarono progressivamente fino ad arrivare al momento decisivo nel febbraio 2021, quando la consultazione degli iscritti sulla piattaforma Rousseau sancì la partecipazione del Movimento 5 Stelle al nuovo governo guidato da Mario Draghi. Di Battista reagì attaccando apertamente anche Luigi Di Maio, un tempo suo compagno di percorso all’interno del Movimento, accusandolo di essere un “trasformista e arrivista” e sostenendo che, insieme a Grillo, avesse condotto il M5S “tra le braccia di Draghi”. Dopo più di undici anni di militanza, Di Battista decise quindi di abbandonare definitivamente il Movimento 5 Stelle.
Da Grillo a Putin. Di Battista, l’enfant prodige del M5s che ha rotto con tutta la politica
Terzomondista e ambientalista ma soprattutto antioccidentale e vicino ai filorussi: tra i profili più controversi della politica italiana, fu deputato dal 2013…










