Dalla militanza alla rinuncia alla ricandidatura fino alla rottura con il M5s sul governo Draghi: storia politica di un protagonista dell’ala movimentista

Alessandro Di Battista, 48 anni, è stato uno dei volti più riconoscibili, combattivi e divisivi della prima stagione del Movimento 5 Stelle. Il "Dibba", come lo chiamano sostenitori e avversari, appartiene alla generazione cresciuta nei meetup e nelle piazze di Beppe Grillo, quella che aveva fatto dell’"uno vale uno", della democrazia diretta e della contrapposizione ai partiti tradizionali i pilastri di una nuova idea della politica. Un interprete autentico dell’anima movimentista e radicale del M5s, capace di trasformare la militanza in una forma di comunicazione politica immediata, diretta, spesso aspra.

Deputato alla Camera dal 2013 al 2018, componente del direttorio voluto da Grillo, protagonista delle campagne elettorali pentastellate e tra i principali portavoce del Movimento nei suoi anni di maggiore espansione, Di Battista ha costruito la propria identità politica attorno a una parola chiave: opposizione. Anche quando il M5s è arrivato al governo, prima con la Lega e poi con il Partito democratico, ha continuato a rivendicare la necessità di mantenere un’identità autonoma e alternativa rispetto ai partiti tradizionali, tanto di centrodestra quanto di centrosinistra. Una posizione che lo ha progressivamente portato ai margini della nuova stagione istituzionale del Movimento e, infine, alla rottura. Nel 2021, dopo la decisione dei Cinquestelle di sostenere il governo guidato da Mario Draghi, Di Battista ha lasciato il M5s dopo oltre undici anni di militanza e attivismo. Ma il suo non è mai stato un vero ritiro dalla politica. Uscito dal Parlamento, ha semplicemente cambiato terreno: alla politica istituzionale ha sostituito i reportage, i libri, i podcast, la televisione, il teatro e le campagne dal basso, continuando a intervenire sui grandi temi della politica italiana e internazionale. La sua parabola è così diventata quella di un politico rimasto tale anche senza un partito e senza un seggio parlamentare: dal ragazzo dei meetup al deputato, dal tribuno delle piazze al reporter, fino all’autore e protagonista di spettacoli teatrali. Un percorso nel quale il filo conduttore è rimasto quello degli esordi: la ricerca del conflitto, il rifiuto del compromesso percepito come resa e la convinzione che la politica debba conservare una dimensione di rottura.