«Ricordo il primo giorno in Parlamento con emozione, quando mia madre mi diede una cravatta e mi raccomandò di essere sempre educato ed elegante. Mi tremavano le gambe». Alessandro Di Battista raccontava così il suo esordio alla Camera. Era uno dei tantissimi “miracolati” del Movimento 5 Stelle, persone normali che il grillismo catapultò nelle stanze delle istituzioni. Ci arrivò grazie alle selezioni fatte dalla macchina organizzativa di Gianroberto Casaleggio, che tra migliaia di giovani iscritti ai Meetup di Beppe Grillo individuò questo romano di origine viterbese (i genitori sono di Civita Castellana) fino a quel momento sconosciuto e, si può dire, senza arte né parte, ma dalle grandissime capacità dialettiche. In poco tempo Di Battista divenne uno dei volti più noti, e più radicali, della prima stagione del Movimento 5 Stelle, colui che ne incarnava l'anima più movimentista, antisistema e barricadera.

L'elezione Entrato in Parlamento nel 2013 con la trionfale “onda a cinque stelle”, si è imposto rapidamente nel partito-non partito. In un Movimento che formalmente non aveva leader al di fuori di Grillo e Casaleggio, erano Di Battista e Di Maio i due front-men di fatto, anche se con compiti differenti: se Luigi Di Maio rappresentava il profilo più istituzionale e moderato, quello “serio”, già pronto ad assumersi incarichi di governo, il ruolo di Dibba è sempre stato quello del dialogo con il popolo pentastellato, l'oratore da comizio e da talk show televisivo, il trascinatore di piazze, la personificazione del pensiero grillino nella sua massima purezza ideologica.Le battaglie Con la sua forte carica retorica, ha guidato le campagne più aggressive contro il cosiddetto "bipartitismo" e le forze politiche tradizionali. La sua popolarità raggiunge l'apice con il "Costituzione Coast to Coast" nell'estate del 2016, un tour in sella a uno scooter per sostenere il No al referendum costituzionale. La vittoria in quella consultazione segna il momento di massima influenza della sua linea politica, ma coincide anche con l'inizio della parabola che lo porterà un po' alla volta ad allontanarsi dall'attività politica diretta. Nel 2018, a sorpresa, decide di non ricandidarsi in Parlamento, scegliendo di viaggiare in America Latina per reportage e scrittura. Questa scelta lo porta via, fisicamente, dai palazzi romani proprio mentre il Movimento avvia l'esperienza di governo con la Lega, governo che Di Battista criticherà dall'esterno. E l'assenza dalle istituzioni indebolisce progressivamente la sua capacità di incidere sulle decisioni del partito. In seguito fu lui stesso a definire un errore la scelta di restare fuori da quella fase politica: «Quando passavo sotto la Farnesina e sapevo che lì c'era Luigi (Di Maio, ndr), c'era una parte mia che rosicava. Lì ci sarei potuto stare io”. Ma l'arrivo di Giuseppe Conte ai vertici dei 5S lo renderà di fatto estraneo al nuovo corso, e quando da ormai ex parlamentare Di Battista rientrerà sulla scena politica ormai la distanza dalla nuova dirigenza è troppo ampia. La stagione dei governi pentastellati, dei compromessi più pragmatici con la Lega prima e con il centrosinistra poi, lo vedrà lontanissimo. La rottura L'ultima rottura si consuma nel febbraio del 2021, quando il Movimento 5 Stelle decide di appoggiare il governo di larghe intese guidato da Mario Draghi. Per Di Battista la scelta rappresenta l'abbandono definitivo dei valori originari e l'omologazione a quel «sistema» che il Movimento era nato per combattere. Annuncia quindi l'addio al M5S, trasformandosi nel suo critico più severo. Negli anni successivi, prosegue la sua attività come commentatore televisivo, giornalista, scrittore e conferenziere, mantenendo posizioni fortemente anti-atlantiste, molto più estreme dei suoi ex compagni di movimento. Scrive reportage per i giornali, scrive libri come Veltroni (anche se il regista Carlo Virzì una volta lo ha definito «il peggior scrittore nel mondo»). Nel 2023 fonda l'associazione culturale "Schierarsi", una rete civica che affronta temi sociali e geopolitici, rifiutando però la forma del partito tradizionale. Negli ultimi mesi si è parlato molto di un suo possibile, clamoroso ritorno nell'agone elettorale, con l'ipotesi di candidarsi alle prossime politiche, magari in una lista che potrebbe coinvolgere anche Virginia Raggi, e che potrebbe avere la benedizione di Beppe Grillo. Una mossa che, secondo molti, potrebbe cambiare gli equilibri alle prossime Politiche, sottraendo ai Cinquestelle una porzione di voti magari non grandissima, ma sufficiente a far perdere l'alleanza progressista con la sinistra e i centristi. Lui, Di Battista, ha sempre negato di voler scendere in campo con un vero partito. E oggi un altro ostacolo sembra essersi presentato sul percorso di un eventuale progetto politico di Dibba: la salute.