È di almeno 37 morti il bilancio dell’attacco russo che nella tarda serata di venerdì 28 agosto ha colpito un deposito militare nel villaggio di Myla, nel distretto di Bucha, alle porte di Kiev. Altre 42 persone sono rimaste ferite, tra cui quattro bambini. Secondo quanto riferito dalle autorità ucraine, un drone russo ha colpito il magazzino provocando una violenta esplosione e successive detonazioni.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha precisato che la struttura apparteneva alle forze di difesa ucraine e che al suo interno erano conservati proiettili, mine, altre munizioni, esplosivi e droni. Il deposito, ha denunciato il presidente, non avrebbe dovuto trovarsi in un centro abitato. Zelensky ha parlato di una «situazione terribile» e di una grave negligenza, annunciando l’apertura di un procedimento penale. Procuratore generale, ministero dell’Interno, servizi di sicurezza e stato maggiore sono stati coinvolti nelle indagini per accertare le responsabilità.
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Duro anche il premier ucraino Serhiy Koretskyi, che ha definito quanto accaduto una «negligenza criminale» e ha assicurato che i responsabili saranno puniti. Il premier ha richiamato un precedente episodio avvenuto a Vyshneve, sempre nella regione di Kiev, dove l’esplosione di un deposito di munizioni aveva provocato vittime e gravi danni alle abitazioni. «Nel quinto anno di guerra, commettere gli stessi errori è negligenza criminale», ha affermato.










