Prima il drone, poi il boato. A Myla, alle porte di Kiev, la guerra ha colpito un deposito militare ma ha fatto strage tra i civili, aprendo in Ucraina un’altra ferita: quella delle munizioni conservate troppo vicino alle case.Intorno alle 20:10, un attacco russo ha colpito un sito nel villaggio di Myla, nel distretto di Bucha, a ovest di Kiev. Da lì è partita una detonazione a catena che ha travolto non solo il bersaglio militare, ma l’area civile circostante: abitazioni, strade, un centro di assistenza per anziani e persone con disabilità, famiglie costrette a fuggire nella notte.
Secondo il presidente Volodymyr Zelensky, il primo impatto ha centrato un deposito di esplosivi delle forze di difesa che, nelle sue parole, «non avrebbe dovuto trovarsi lì». La successiva esplosione di proiettili, mine e droni ha amplificato l’onda distruttiva, colpendo ciò che stava intorno e trasformando un raid in una strage ancora più pesante. Zelensky ha parlato apertamente di «terribile negligenza» da parte di chi aveva autorizzato o tollerato lo stoccaggio di materiale esplosivo accanto a una zona abitata.
Il bilancio aggiornato è fra i più gravi registrati quest’anno nell’area della capitale: almeno 37 morti, decine di feriti e oltre 380 evacuati. L’Associated Press, citando le autorità ucraine, segnala che sono stati danneggiati almeno 50 edifici residenziali; altre fonti locali e internazionali parlano di 42 feriti, tra cui anche minori, mentre le squadre di soccorso hanno continuato a lavorare tra macerie, incendi residui e rischio di ulteriori detonazioni.










