Napoli, 29 agosto 2026 - In India operai e casalinghe vengono pagati 2 dollari l’ora per filmarsi, ad esempio con telecamere in testa. I video sono poi usati per addestrare sistemi di intelligenza artificiale che daranno vita a robot.

Bruno Siciliano, ingegnere, professore di automatica e robotica all’Università Federico II di Napoli, una vita a studiare la materia, vincitore di prestigiosi riconoscimenti internazionali: che futuro ci aspetta?

“Quello indiano è sfruttamento, chiaro. Ma alla fine sarà sempre l’uomo a decidere dove porre il limite. Ci sono lavori manuali che vengono tramandati da una generazione a quella successiva. Vero, indiani o pakistani sono come schiavi. Ma guardo al bicchiere mezzo pieno, penso a un altro obiettivo: provare a eliminare compiti umilianti, che hanno scarsa dignità”.

Però al momento la sintesi è diversa: nel ‘laboratorio umano’ più grande del mondo le persone sono pagate (pochissimo) per addestrare macchine che poi le sostituiranno. Inquietante.

“Sì, è inquietante. Però mi chiedo: qual è la sfida che vogliono risolvere da un punto di vista tecnologico? Gli algoritmi attuali di intelligenza artificiale sfruttano dati che possono essere testuali, vocali, visuali, immagini o video. Quello che manca è l’abilità fisica, il contatto. Non a caso, nel nostro settore di ricerca, si parla di una transizione dalle tecnologie dell’informazione alle tecnologie dell’interazione, che contemplano la presenza dell’essere umano”.