Lorenzo Vita

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Nonostante Donald Trump abbia detto che quel viaggio non avesse nulla di insolito, in realtà un blitz come quello di John Ratcliffe a Mosca non fa parte della tipica liturgia delle visite di Stato. Specialmente tra due Paesi come Russia e Stati Uniti. L’ultimo blitz noto di un capo della Cia a Mosca era stato nel 2021. Inoltre, difficilmente un vertice dell’intelligence Usa va in Russia con un aereo militare visibile ai normali siti di tracciamento dei voli. E come spiegato dal New York Times, il fatto che Trump abbia scelto non uno dei suoi inviati (Steve Witkoff o Jared Kushner) ma Ratcliffe è un segno.

Nessun “politico”, nessuno gioco diplomatico, ma un dialogo tra intelligence. Tra due agenzie che parlano e che conoscono la propria situazione e quella dei rivali. Le fonti del Nyt hanno spiegato che Ratcliffe è andato lì per consegnare indirettamente a Vladimir Putin un messaggio, cioè quello di arrivare il prima possibile a un accordo. Secondo i servizi statunitensi, la situazione del conflitto in Ucraina appare particolarmente cupa. Molti funzionari si chiedono addirittura se il presidente russo riceva delle valutazioni reali e oneste riguardo alla guerra. E il fatto che questa visita sia arrivata dopo gli avvertimenti delle Difese europee su un possibile attacco o una possibile provocazione russa contro un Paese Nato, non è certo un elemento secondario.