Il gigantesco C-17 americano che si staglia sopra le cupole del Cremlino, diretto all’aeroporto Vnukovo di Mosca, è l’immagine che segna la giornata di ieri. E forse una svolta nelle due guerre in corso. I C-17 sono quadrigetti dalla inquietante colorazione grigiastra e possono portare fino a 250 soldati, decine di mezzi militari. A bordo c’era però John Ratcliffe, il capo della Cia. Proveniva direttamente da Camp David, con scalo a Riga, scortato da una schiera di collaboratori e diplomatici, e una mezza dozzina di macchine blindate. Il convoglio è stato visto poco dopo per strada, diretto verso il cuore del potere russo. Quasi uno sbarco aviotrasportato, ma in accordo con Vladimir Putin. L’operazione ha colto di sorpresa gli analisti, anche se alcuni avevano segnalato la strana richiesta degli americani agli alleati ucraini: non lanciate droni verso la capitale russa fra lunedì e mercoledì, e i russi faranno lo stesso con Kiev. Così è stato. Non una tregua, una misura di sicurezza. Gli stessi analisti e fonti di Intelligence sottolineano la tempistica. Ratcliffe arriva il giorno dopo il D-Day, il lancio della guerra economica per isolare l’Iran, l’Outcast operation. Il ministro del Tesoro Scott Bessent lo aveva detto lunedì: Donald Trump chiamerà i leader di tutto il mondo, per invitarli ad adeguarsi. Altrimenti sarebbero scattate punizioni, sanzioni secondarie, l’esclusione dal sistema finanziario dominato dal dollaro.