Il capo della Cia è arrivato a Mosca quasi in silenzio, o almeno questo ha tentato di fare, a bordo di un aereo militare americano. Poche ore dopo, sulla scena è comparso un altro elemento destinato ad alimentare il mistero. Tre decreti presidenziali russi, i numeri 605, 606 e 607, che non risultano pubblicati. In mezzo ci sono la guerra in Ucraina, i rapporti tra Mosca e Washington, il rischio di nuove provocazioni contro la Nato e, sullo sfondo, la crisi dello Stretto di Hormuz.
È la trama ancora tutta da decifrare del viaggio di John Ratcliffe, direttore della Cia, arrivato martedì 25 agosto a Mosca per incontri non annunciati ufficialmente. La visita, confermata da diverse fonti americane e internazionali, è stata effettuata a bordo di un Boeing C-17A Globemaster III dell'aeronautica statunitense. L'aereo, identificato con il callsign RCH4555, era partito dalla Joint Base Andrews, nel Maryland, aveva fatto scalo a Riga ed è poi atterrato all'aeroporto moscovita di Vnukovo.Il governo americano non ha annunciato la missione. Cia, Pentagono e Air Force hanno scelto di non commentare, mentre inizialmente anche il Cremlino non aveva fornito conferme. La presenza dell'aereo militare statunitense e, successivamente, di un corteo diplomatico americano a Mosca hanno però reso impossibile tenere nascosto il viaggio.L'incontro con Putin e il mistero della missione Secondo una ricostruzione rilanciata dalla stampa russa, Ratcliffe avrebbe incontrato direttamente Vladimir Putin. Il presidente russo avrebbe addirittura cancellato un appuntamento programmato per poter dedicare tempo al colloquio con il capo della Cia. Ma su questo punto non esiste, al momento, una conferma ufficiale americana o russa e il contenuto dell'eventuale incontro resta sconosciuto. Anzi, secondo la Tass in contatto diretto tra Ratcliffe e russo Vladimir Putin non sarebbe stato in programma. Al Washington Post ha spiegato che il viaggio a Mosca di Ratcliffe era legato ai contatti tra le agenzie di intelligence dei due Paesi. La missione è comunque particolarmente significativa. È il primo viaggio noto di Ratcliffe in Russia da quando è diventato direttore della Cia e arriva in una fase in cui i negoziati di pace sull'Ucraina mediati dagli Stati Uniti sono sostanzialmente fermi. La precedente visita di un direttore della Cia a Mosca risale al novembre 2021, quando William Burns incontrò Putin e altri esponenti russi per lanciare un avvertimento sui preparativi militari che avrebbero preceduto l'invasione dell'Ucraina. Ed è proprio questo precedente a rendere ancora più delicata la missione di Ratcliffe.I tre decreti segreti di Putin A rendere il viaggio ancora più enigmatico è ciò che è accaduto contemporaneamente al Cremlino. Ieri Putin ha firmato e pubblicato i decreti numero 608, 609 e 610. Si tratta di provvedimenti apparentemente ordinari: due riguardano modifiche relative all'ambasciatore russo in Iraq, mentre il 610 interviene sulla composizione delle commissioni presidenziali dedicate ai veterani e alle persone con disabilità. Ma c'è un vuoto nella numerazione.L'ultimo decreto pubblicato prima di quelli del 25 agosto era infatti il numero 604, datato 24 agosto. Il provvedimento consente allo Stato russo di assumere temporaneamente il controllo di strutture e imprese qualora non siano state garantite adeguate misure di protezione contro gli attacchi con droni. Tra il 604 e il 608 mancano dunque i numeri 605, 606 e 607. Secondo quanto riferito dal Moscow Times e ripreso da diverse testate, quei tre decreti risultano classificati e non sono stati pubblicati sul portale ufficiale della legislazione russa. Non è possibile quindi sapere che cosa contengano né stabilire se abbiano un legame con la visita di Ratcliffe. La coincidenza temporale, tuttavia, ha inevitabilmente alimentato le ipotesi.La paura di una nuova mobilitazione Una delle ricostruzioni più delicate arriva dal Wall Street Journal, secondo cui Ratcliffe potrebbe aver portato a Putin un messaggio basato sulle valutazioni dell'intelligence americana. L'ipotesi è che Washington sia preoccupata per possibili preparativi russi per una nuova ondata di mobilitazione e, soprattutto, per un possibile cambio di valutazione del rischio da parte del Cremlino nei confronti della Nato.In altre parole, Putin potrebbe essere considerato sempre più disposto a mettere alla prova la determinazione dell'Alleanza con azioni provocatorie, comprese operazioni ibride e iniziative difficili da attribuire direttamente alla Russia. Non si tratta però di una minaccia di guerra dichiarata né di un piano russo ufficialmente confermato. È una valutazione attribuita a fonti e analisi dell'intelligence americana, inserita in un quadro di tensione crescente. Il viaggio di Ratcliffe potrebbe dunque essere servito proprio a trasmettere direttamente a Mosca un avvertimento che Washington considera troppo delicato per essere affidato ai normali canali diplomatici.Washington aveva chiesto a Kiev di fermare gli attacchi Un altro dettaglio contribuisce a rendere insolita la missione. Secondo fonti citate dalla stampa americana, Washington avrebbe informato Kiev dell'arrivo a Mosca di una delegazione di alto livello e avrebbe chiesto agli ucraini di evitare attacchi contro obiettivi russi durante la permanenza della delegazione. La richiesta sarebbe stata legata alla necessità di garantire la sicurezza della missione americana. Anche questo elemento è stato riportato da fonti anonime e non costituisce una conferma ufficiale di un accordo tra Washington e Mosca. Il quadro che emerge, però, è quello di un contatto ad altissimo livello gestito con una discrezione non usuale.Il dossier Hormuz A complicare ulteriormente la lettura del viaggio c'è il dossier iraniano. Secondo una ricostruzione attribuita a due alte fonti iraniane, durante la missione sarebbe stato trasmesso a Mosca un messaggio americano sulla crisi dello Stretto di Hormuz. Washington avrebbe chiesto alla Russia di esercitare pressioni su Teheran per favorire la riapertura dello stretto, minacciando in caso contrario nuove designazioni nell'ambito della campagna di pressione economica contro l'Iran. Secondo le stesse fonti, Mosca avrebbe respinto la richiesta, giudicando limitate le conseguenze delle eventuali misure americane. Il messaggio avrebbe riguardato anche banche russe, operatori commerciali e società di trasporto legate ai settori del petrolio, dell'oro e dell'aviazione iraniana.Questa parte della ricostruzione, tuttavia, non risulta confermata pubblicamente da Washington o Mosca e va quindi considerata come una versione attribuita a fonti iraniane. Il dossier Hormuz è comunque reale e resta uno dei principali punti di tensione tra Washington e Teheran. La riapertura dello stretto, attraverso cui passa una quota cruciale dei flussi energetici mondiali, è da settimane al centro dei negoziati e delle pressioni americane sull'Iran.Il Vaticano a Mosca Nelle stesse ore è arrivato nella capitale russa anche Paul Richard Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede. Gallagher ha incontrato il ministro degli Esteri Sergei Lavrov e ha ribadito la disponibilità del Vaticano a mettere a disposizione i propri «buoni uffici» per favorire una soluzione alla guerra in Ucraina. Due missioni differenti, dunque, ma nello stesso momento e nella stessa città. Da una parte il capo dell'intelligence americana, dall'altra il principale rappresentante diplomatico della Santa Sede per i rapporti internazionali.Un puzzle ancora senza soluzione Il vero elemento della storia, per ora, è ciò che non si sa. Non è stato reso pubblico il contenuto dei colloqui di Ratcliffe. Non è chiaro se abbia effettivamente incontrato Putin, anche se diverse fonti lo sostengono. Non si conosce il contenuto dei tre decreti 605, 606 e 607. E non esiste una conferma ufficiale della ricostruzione secondo cui il viaggio avrebbe avuto tra i suoi obiettivi anche un messaggio a Mosca sull'Iran e sullo Stretto di Hormuz. Resta però una sequenza di coincidenze difficile da ignorare. Un direttore della Cia che arriva in segreto a Mosca a bordo di un aereo militare, un incontro ai massimi livelli che il Cremlino non aveva annunciato, Washington che chiede a Kiev di evitare attacchi durante la missione, tre decreti presidenziali che restano classificati e, sullo sfondo, le preoccupazioni americane per una possibile nuova mobilitazione russa e per un aumento del rischio di provocazioni contro la Nato. Il mistero, dunque, non è soltanto perché John Ratcliffe sia andato a Mosca. È soprattutto che cosa abbia portato con sé e che cosa Putin abbia deciso di fare dopo la sua partenza.










