Pubblicato il: 29/08/2026 – 6:58
di Giorgio Curcio
MILANO I soldi dei Senese, gli ecobonus, i condomini da agganciare, le società da utilizzare e il ruolo di Massimo Rosi. Nel processo ordinario “Hydra”, in corso a Milano, il collaboratore William Alfonso Cerbo torna a ricostruire davanti al tribunale uno dei capitoli economici del presunto sistema mafioso lombardo: quello legato ai bonus edilizi e agli investimenti che, secondo il suo racconto, ruotavano attorno a Gioacchino Amico. È un passaggio che arriva nel corso dell’esame del dichiarante, quando il pubblico ministero chiede a Cerbo di riferire sulle confidenze che avrebbe ricevuto da Rosi durante un periodo di comune detenzione nel carcere di Opera. Il collaboratore colloca il racconto nel febbraio 2025, dopo la sua consegna spontanea al carcere milanese. È lì, secondo quanto riferito in aula, che Rosi gli avrebbe parlato dei rapporti con Amico, dei soldi da recuperare e di un affare legato agli ecobonus saltato proprio a causa dell’inchiesta.
I 300mila euro dei Senese
Il punto più delicato riguarda una somma indicata da Cerbo in 300mila euro. «Per come mi ha raccontato Rosi Massimo», dice il collaboratore in aula, quei soldi sarebbero stati consegnati a Gioacchino Amico da Vincenzo Senese o comunque dal gruppo riconducibile a Vestiti e Senese. L’obiettivo, sempre secondo il racconto del dichiarante, sarebbe stato quello di farli fruttare attraverso una serie di attività: autonoleggi, usura, investimenti e, soprattutto, ecobonus. «Gli avevano dato questi soldi da investire nell’ecobonus», riferisce Cerbo, spiegando che Giancarlo Vestiti, dopo l’arresto, avrebbe avuto come primo pensiero quello di far rientrare quelle somme. Non soltanto per recuperare il denaro, ma anche per non fare, sono ancora parole del collaboratore, «brutta figura» con Vincenzo Senese. La ricostruzione resta, naturalmente, quella offerta dal dichiarante in aula e sarà oggetto del vaglio del tribunale nel corso del dibattimento. Ma il racconto consente di leggere il presunto sistema Hydra non soltanto come una rete di relazioni criminali, ma anche come una macchina economica capace di muoversi tra finanza informale, società, lavori edilizi e crediti fiscali.







