Ad ormai quasi nove mesi, il giallo di Pietracatella potrebbe essere finalmente ad una svolta, grazie anche ai reperti e i tamponi effettuati in casa dalla polizia lo scorso 30 luglio, in particolare su indumenti, mobili e suppellettili. Gli elementi raccolti negli ultimi dieci giorni, stando a quanto si apprende da fonti qualificate, potrebbero rivelarsi decisivi alla soluzione del caso sulla morte di Sara Di Vita e della mamma Antonella Di Ielsi, avvelenate nei giorni a cavallo di Natale dello scorso anno. L'attività degli investigatori guidata dalla procuratrice Elvira Antonelli e dal capo della Squadra Mobile Marco Graziano, non a caso non si è fermata nemmeno a Ferragosto. Segno che c'è l'intenzione di stringere definitivamente il cerchio attorno a chi, nel dicembre scorso, ha ucciso le due donne avvelenandole con la ricina.

Esattamente un mese fa la procuratrice di Larino aveva parlato di un «grandissimo puzzle da comporre» e ora molti pezzi sembrano essere al loro posto. Gli investigatori, stando a quanto trapela, avrebbero ormai le idee chiare e potrebbero tirare le somme dell’inchiesta entro il prossimo mese di settembre. La mano che ha introdotto la ricina sulla scena del crimine avrà un nome e un volto. Ne sono convinti gli inquirenti che per mesi hanno passato al setaccio la vita di centinaia di persone del paese, tra parenti, amici e conoscenti che ruotano attorno alla famiglia di Gianni Di Vita. Ne è venuto fuori un mosaico complesso, all’interno del quale sono entrati e usciti sospettati e possibili complici. Si è indagato nelle ultime settimane soprattutto su possibili relazioni extraconiugali di persone che ruotano attorno all’inchiesta e con esse possibili moventi.