Pubblicato il: 28/08/2026 – 16:26

«Cari fratelli e sorelle, Vi scrivo mentre il sole tramonta sulla nostra terra, lo stesso sole che da secoli scalda le pietre delle nostre chiese e il volto della nostra gente. Oggi, però, quel sole sembra faticare a illuminare i nostri cuori. Un omicidio ha squarciato il silenzio di Lauropoli, portando con sé lo sgomento, le domande senza risposta e il tormento di una comunità che si sente stretta in una morsa di dolore e di rabbia». Inizia così la lettera di monsignor Francesco Savino, vescovo della diocesi di Cassano allo Ionio, nel commentare l’agguato che ha portato alla morte di Giuseppe Scorza a Lauropoli. «Quindi so cosa state passando. So che in queste ore c’è chi non riesce a dormire, chi guarda fuori dalla finestra con diffidenza, chi si sente tradito dalla propria terra. E vi capisco. A volte, guardando le cronache e le ferite che si aprono sotto i nostri occhi, il pensiero corre a pagine antiche e terribili. Qualcuno, con amarezza, potrebbe persino mormorare paragonando la nostra terra a Sodoma e Gomorra, terre vilipese dal male».

«La nostra terra non è maledetta, è ferita»

«Ma io, oggi, voglio dirvi una cosa diversa, e dirla con la forza che mi viene dalla fede: la nostra terra non è Sodoma. Se c’è un’ombra di quelle città, è solo nel cuore arido di chi ha dimenticato come si ama il prossimo. Ma ricordate la Scrittura? Quando il giudizio sembrava incombere, Dio disse che avrebbe risparmiato l’intera città per il pianto e la preghiera di pochi giusti. E io, guardandovi, guardando le vostre famiglie, i vostri anziani, i vostri giovani, vi dico: qui i giusti sono la stragrande maggioranza. La nostra terra non è maledetta. È una terra ferita. E le ferite, fratelli miei, si curano. Non si subiscono. In questo tempo di prova, non siamo orfani e non siamo soli. Voglio esprimere la mia gratitudine più profonda e il mio assoluto rispetto per le Forze dell’Ordine e per gli investigatori che stanno lavorando senza sosta. Loro sono i custodi della nostra sicurezza notturna. Tengono la tela della verità nel silenzio, con competenza e dedizione. A loro va il nostro grazie, la nostra collaborazione e la nostra fiducia incrollabile: non ci lasceranno soli, e noi non dobbiamo mai ostacolarli con chiacchiere da piazza, ma sostenerli con la nostra lealtà. La giustizia umana farà il suo corso, e sarà giusto che sia così».