Un grido profetico e un invito alla solidarietà collettiva per reazione al sangue versato. Il Vescovo della Diocesi di Cassano all’Ionio e vice-presidente della CEI, Monsignor Francesco Savino, interviene con una lettera aperta indirizzata alla comunità di Lauropoli e dell’intero comprensorio cassanese dopo dell’ennesimo agguato di criminalità che ha insanguinato il territorio. Un messaggio carico di umanità, fermezza e speranza con cui il presule rifiuta qualsiasi rassegnazione, difende la dignità della popolazione locale e lancia un severo monito agli ambienti della malavita.

Il dolore della comunità e il rifiuto dei paragoni biblici

Nel suo scritto, Monsignor Savino affronta il senso di smarrimento e il clima di tensione che la popolazione sta vivendo in queste ore di angoscia, respingendo con decisione qualsiasi etichetta di irreversibilità o di condanna morale per il territorio cassanese.

“Cari fratelli e sorelle, Vi scrivo mentre il sole tramonta sulla nostra terra, lo stesso sole che da secoli scalda le pietre delle nostre chiese e il volto della nostra gente. Oggi, però, quel sole sembra faticare a illuminare i nostri cuori. Un omicidio ha squarciato il silenzio di Lauropoli, portando con sé lo sgomento, le domande senza risposta e il tormento di una comunità che si sente stretta in una morsa di dolore e di rabbia. Quindi cosa state passando. So che in queste ore c’è chi non riesce a dormire, chi guarda fuori dalla finestra con diffidenza, chi si sente tradito dalla propria terra. E vi capisco. A volte, guardando le cronache e le ferite che si aprono sotto i nostri occhi, il pensiero corre a pagine antiche e terribili. Qualcuno, con amarezza, potrebbe persino mormorare paragonando la nostra terra a Sodoma e Gomorra, terre vilipese dal male. Ma io, oggi, voglio dirvi una cosa diversa, e dirla con la forza che mi viene dalla fede: la nostra terra non è Sodoma. Se c’è un’ombra di quelle città, è solo nel cuore arido di chi ha dimenticato come si ama il prossimo. Ma ricordate la Scrittura? Quando il giudizio sembrava incombere, Dio disse che avrebbe risparmiato l’intera città per il pianto e la preghiera di pochi giusti. E io, guardandovi, guardando le vostre famiglie, i vostri anziani, i vostri giovani, vi dico: qui i giusti sono la stragrande maggioranza. La nostra terra non è maledetta. È una terra ferita. E le ferite, fratelli miei, si curano. Non si subiscono”.