Hormuz e Ucraina raccontano lo stesso problema, avversari più deboli che sfruttano le divisioni dell’Occidente. Per Brian Katulis (Middle East Institute) manca su entrambi i fronti una strategia proattiva capace di seguire lo stesso approccio nei confronti di Teheran e Mosca

Dallo Stretto di Hormuz al viaggio del direttore della Cia a Mosca, il filo è l’assenza di una regia condivisa tra Stati Uniti, Europa e partner del Golfo. Brian Katulis, senior fellow del Middle East Institute, avverte in questa conversazione con Formiche.net che nessun cessate il fuoco, iraniano o ucraino, regge senza mezzi militari credibili e una leadership americana meno imprevedibile. Mentre Russia e Cina a incassano i dividendi delle scelte di sicurezza nazionale dell’amministrazione Trump.

A sei mesi dal suo inizio, quale percorso occorre seguire per arrivare a una svolta nella crisi di Hormuz?

Il percorso più efficace consiste nel costruire una coalizione diplomatica inclusiva con i principali partner mediorientali, europei e asiatici, orientata a una soluzione della questione. L’approccio diplomatico frammentario e improvvisato dell’amministrazione Trump non ha prodotto risultati duraturi perché non ha saputo coordinare la propria strategia con gli attori chiave, in particolare con i partner del Golfo, che dai diversi approcci adottati sono stati danneggiati.