È allarme per i pini domestici del Salento che, entro due anni, potrebbero sparire dall’orizzonte visivo. Dopo il punteruolo rosso della palma e la Xylella degli olivi e degli oleandri, una nuova epidemia potrebbe cambiare radicalmente l’aspetto delle campagne pugliesi.

“Sta arrivando l’ultimatum per queste piante - spiega l’agronomo Bruno Vaglio – che rappresentano un’eredità vivente da salvare”. Gli altissimi pini domestici, in dialetto locale chiamati “pigni”, non sono solo ornamentali perché producono anche i richiestissimi pinoli. Sono l’elemento vegetale più caratteristico del paesaggio salentino di cui, sia per bellezza che per abbondanza, hanno il ruolo di primattori soprattutto quando svettano in singoli o doppi filari all’ingresso di masserie e casolari.

“A partire dal periodo d’oro del loro impianto che si può far risalire alla seconda metà del 1800 – spiega Vaglio - ebbero principalmente il ruolo di ‘alberi da veduta’, segno distintivo di classi sociali terriere agiate e facoltose che potevano permettersi ‘l’inutilità’ di queste piante ornamentali non strettamente produttive”.

Piante multifunzionali, per la loro insuperabile forza scenografica ma anche anello di congiunzione tra la selvicoltura e la frutticoltura, per via della rinomanza dei preziosi pinoli.