Una delle interviste che cito più spesso la diede Zadie Smith al Guardian: diceva che eravamo, noialtre nate al principio degli anni Settanta, una generazione determinata ad appropriarsi d’ogni esperienza umana come fossimo state le prime a viverla. Poiché diversamente da lei visito spesso lo zoo dei social, inizialmente pensai si sbagliasse: è chiaro che sono i giovani d’oggi, quelli convinti che non esistesse il mondo prima di loro.
«Abbiamo lavorato, e nessuno aveva mai lavorato prima. Poi abbiamo fatto i figli, ed è stato come se fino ad allora nessuno avesse fatto figli. E adesso abbiamo la menopausa e non intendiamo starcene zitte». Era il 2023, pensavo d’essere in menopausa (era un falso allarme, ma poi è arrivata, non preoccupatevi per me, finalmente mi sono liberata di quel costoso incubo che era la fertilità), e pensavo che Zadie esagerasse.
Poi il mercato ha inventato la premenopausa, e le mie amiche hanno iniziato a non parlare d’altro. Ne ho una che in sei mesi è passata dal dire «non capisco perché le donne parlino solo della premenopausa» al parlare solo delle sue caldane. Poi il nido vuoto, che è una cosa che non dovrebbe esistere, in un mondo in cui le donne lavorano.







