Comacchio (Ferrara), 28 agosto 2026 – La barca taglia con la prua le onde, c’è calma piatta sul mare alle nove del mattino. E ’Comacchio’, così si chiama l’imbarcazione, fila e si butta un po’ a destra e sinistra. Il sole picchia già, l’aria sembra un panno, immobile, c’è già afa. Poche miglia, le corde e i pali che escono dal filo dell’acqua. Sandro se solleva un capo, tira a bordo quell’ammasso. Non c’è nulla. Cozze addio.

La strage di cozze

Sandro Felletti, il capitano del peschereccio, guarda in faccia gli uomini del suo equipaggio, Gianfranco Beĺlotti ed Ettore Alberi. Volti scuri, sulla ’Comacchio’ nessuno ride. Con loro c’è Fausto Gianella, consigliere regionale di Fd’I, ha raccolto l’sos dei pescatori. E’ salito a bordo, ieri mattina. Quando sono arrivati agli allevamenti, quello che ha visto non era per niente bello. Le piccole cozze, il seme, la garanzia che tra qualche mese ci sarà una produzione, tutto morto, tutto ridotto a nulla attorno a quello spago.

"L’acqua calda del mare le ha cotte, bollite”

“Ecco cosa è rimasto, niente. Il caldo, l’acqua calda del mare le ha cotte, bollite. E noi siamo rimasti con un pugno di gusci in mano” dice Sandro Felletti, lo scafo che oscilla un po’. “I pescatori sono venuti da me, mi hanno detto quello che stava succedendo. E così sono salito sulle loro barche, volevo vedere con i miei occhi. E purtroppo ho visto, una situazione drammatica, bruciato il lavoro di mesi, l’ investimento di tante famiglie. Ho toccato con mano la loro disperazione, la nostra, paesi di pescatori” dice Gianella. Sandro alza un altro cavo, le cozze spappolate. È stato il grande caldo di luglio e agosto, l’acqua del mare a 33 gradi. E ancora il caldo non molla la presa.