Roma – Villaggi spazzati via, strade, ponti, reti telefoniche ed elettriche danneggiate, oltre 1.300 persone che mancano all’appello, 389 morti. Per ora. Tra Nepal e Tibet si scava nel fango alla ricerca dei corpi e si battono le montagne nella speranza di trovare i dispersi. Mentre gli esperti allertano su una possibile nuova devastante ondata.

Tocca fare in fretta. Il tempo utile per trovare persone ancora in vita progressivamente si esaurisce, mentre la tensione sale anche in Italia. Tre connazionali non si trovavo: Marco Ratto, gioielliere ligure e una coppia italo-svizzera. Da quando il confine tra Nepal e Tibet è diventato un inferno di fango, i familiari hanno più volte provato a rintracciarli. Senza esito alcuno. Subito, si sono messi in contatto con la Farnesina. Di Ratto è stata trovata traccia nelle liste di due diversi tour operator, della coppia invece non si sa nulla, neanche se abbiano davvero raggiunto la zona del confine. Nessuna delle agenzie di viaggi che opera nell’area sembra averli registrati.

«La Farnesina è al lavoro per rintracciare i connazionali con i quali non si è ancora riusciti a stabilire un contatto», ha fatto sapere il ministro Tajani. Almeno 130 sarebbero stati già individuati, alcuni avrebbero già fatto rientro in Italia, altri potrebbero essere rimasti bloccati in zone in cui le comunicazioni sono ancora interrotte. La parola d’ordine rimane prudenza. «Le verifiche sono in corso», si fa sapere dal ministero. Per gestire la situazione è stata creata una speciale task force, a Kathmandu è stato inviato personale dell’Unità di crisi di Roma e dell’ambasciata di Nuova Delhi per monitorare la situazione da vicino e supportare chi si trovi in difficoltà.