Le ore passano inesorabili, in una corsa contro il tempo e contro il fango che lascia poche speranze per i dispersi. Tra questi, tre sono gli italiani di cui non si hanno più notizie da quando la piena del fiume Bhotekoshi ha travolto tutto al confine tra Nepal e Tibet, lasciando a terra almeno 392 vittime. Un bilancio che continua a salire a ogni nuovo dispaccio delle autorità nepalesi. A questi si aggiungono anche i tre morti registrati dalle autorità cinesi.
Oltre a Marco Ratto, orefice cinquantenne di Rapallo, tra gli italiani irreperibili c'è una coppia italo-svizzera che era in viaggio dal Tibet verso il Nepal. La Farnesina sta effettuando verifiche con le autorità locali e i tour operator: finora sono stati contattati circa 130 connazionali segnalati nell'area. Su indicazione del ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è stato disposto l'invio di personale a Kathmandu dall'ambasciata a New Delhi, per rafforzare la presenza sul posto e l'assistenza ai connazionali.
Ma i dispersi sono tantissimi, probabilmente oltre 1.400. In Nepal la polizia riferisce di 910 persone di cui non si hanno notizie, tra cui 517 turisti stranieri. Pechino parla di circa 100 cinesi tra gli irreperibili, l'Ente del turismo nepalese segnala anche indiani, australiani, britannici, malesiani, olandesi, portoghesi, sudcoreani e statunitensi. Sul versante tibetano, i media statali cinesi ne indicano invece 558, dei quali 260 stranieri. I due bilanci si riferiscono a zone diverse della stessa catastrofe e non è chiaro se vi siano sovrapposizioni, quindi è difficile considerarlo un conteggio definitivo.














