Interrogatorio fiume a Rebibbia per due dei quattro presunti esecutori materiali dell'attentato a Ranucci. I legali: "Non volevano far del male a nessuno"

Diverse ore di interrogatorio nel carcere di Rebibbia in cui, per la prima volta, due dei quattro arrestati accusati di essere gli esecutori materiali dell'attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci rispondono a tutte le domande dei pm.

Cosa hanno detto D'Avino e Passariello ai pm

"Pellegrino D'Avino e Antonio Passariello hanno avuto rapporti solo con Gomes Tavares", il factotum del mandante dell'azione dinamitarda, l'ex editore Valter Lavitola. Dunque "non conoscevano Ranucci, né Lavitola, e hanno confermato che non volevano far del male a nessuno", spiegano i loro avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri, uscendo nella serata di giovedì dalla casa circondariale romana dopo essere entrati alle dieci del mattino.

Di fronte agli inquirenti, D'Avino e Passariello "hanno risposto a tutte le domande, non si sono sottratti". Interrogati dai magistrati, i due avrebbero posto l'accento anche sulla natura dell'ordigno, che non sarebbe stato piazzato per far del male: insomma, doveva essere una farsa.