ROMA – È il giorno della verità. O almeno è arrivato il momento in cui gli uomini del commando che il 16 ottobre 2025 ha piazzato una bomba sotto casa di Sigfrido Ranucci racconteranno ai pm come sono andate le cose, quali erano gli ordini impartiti da Valter Lavitola, se davvero – come dice il faccendiere – avrebbero dovuto sparare alcuni colpi di pistola e invece hanno deciso autonomamente di usare l’esplosivo.
Dopo settimane di silenzio, Pellegrino D’Avino, sua moglie Marika De Filippi e Antonio Passariello hanno deciso di parlare. Saverio Mutone, anche lui coinvolto nell’inchiesta, resta al momento sullo sfondo.
E così oggi verranno interrogati gli altri. Nel tentativo di uscire di prigione, di scardinare i pericoli di fuga, inquinamento probatorio e reiterazione del reato. La difesa proverà a dimostrare che gli indagati non hanno cercato di scappare quando il mandante gli aveva offerto una latitanza d’oro, o quando i carabinieri sono andati ad arrestarli e loro erano lontano dall’appartamento di Avella dove risiedono: si sono consegnati qualche ora dopo. Il tentativo è quello di sostenere che non ci sono prove capaci di sostenere che i tre possano ancora delinquere o inquinare le prove, visto che gli investigatori hanno ormai un quadro ben definito e anche Lavitola ha già confessato.










