Nico Gronchi non fa il tifo per nessuna delle possibili aggregazioni che si prospettano in questi mesi nel mercato bancario italiano, restando neutrale tra l’opas di Intesa (e Unipol) su Mps e le contromosse della banca guidata da Luigi Lovaglio che ha annunciato una doppia ops su Bpm e Banca Generali.

«L’obiettivo è chiaro.

Qualunque sarà l’assetto finale, le operazioni saranno utili a creare banche più forti, più patrimonializzate e in grado di competere sempre di più nel mercato europeo», dice l’imprenditore toscano (che guida l’azienda di famiglia per la distribuzione di moda e calzature) e che da luglio 2025 è presidente di Confesercenti.

«Bisogna però vigilare affinché le banche continuino a rispondere ai bisogni di credito delle famiglie e delle piccole e medie imprese, che hanno un peso determinante in Italia.

Le pmi sotto i 10 addetti occupano il 45% dei lavoratori nel Paese, contro il 30% in Francia o il 19% in Germania», aggiunge citando come fondamentale il ruolo «del fondo di garanzia pubblico e dei confidi» e valutando positivamente l’intenzione del governo di congelare in questa fase il 4,8% di azioni detenute in Mps.