Fuochi d’artificio, lacrime e una commozione profonda e condivisa da centinaia di persone. Sono stati questi i funerali di Fabrizio Valente, il bagnino e imprenditore, deceduto nel tentativo di salvare due turisti in difficoltà, uno dei quali deceduto a sua volta, nel mare di Andora. Un gesto di altruismo raro - sottolineato anche dalla presenza del sindaco della località rivierasca, Mauro Demichelis - che, come è stato testimoniato delle centinaia di persone provenienti dagli ambienti più differenti (su tutti il basket, oltre al mondo imprenditoriale) giunte ieri nel cimitero di Savona, ha raccontato quanto Fabrizio Valente fosse una persona bella e benvoluta da tutti. La sua storia Per molti anni aveva lavorato ai Bagni Torino, lo stabilimento gestito dai genitori della moglie. Da diverso tempo prestava invece servizio ad Andora, alla sede della Fondazione Sacra Famiglia. La sua esperienza nel settore del salvamento aveva radici lontane. Valente si era formato alla Federazione italiana nuoto nel 1986 ed era rimasto tesserato fino al 2024, attraversando quasi quarant’anni di storia del salvamento federale. Parallelamente aveva intrapreso, all’inizio degli Anni 90, un’attività nel settore dei fuochi artificiali, occupandosi di spettacoli per matrimoni ed eventi. Il cordoglio è arrivato anche dai vertici della Federazione italiana nuoto. Il presidente della Fin e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Paolo Barelli ha annunciato l’intenzione di rivolgersi al ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella affinché il comportamento di Valente possa essere valutato ai fini del conferimento della medaglia al valor civile.
Fuochi d’artificio al funerale di Fabrizio Valente, il bagnino eroe morto per salvare una vita
La celebrazione al cimitero di Zinola di Savona










