Beniamino Irdi, senior fellow del German Marshall Fund e Ceo di Highground, legge la designazione americana di Autistici/Inventati come un possibile cambio di paradigma: dalle organizzazioni operative alle infrastrutture che ne abilitano l’attività. Una scelta che apre interrogativi per gli alleati europei, tra sicurezza, intelligence e garanzie dello Stato di diritto
La decisione americana di designare Autistici/Inventati come Specially Designated Global Terrorist non va letta soltanto come una nuova sanzione nella stretta di Washington contro l’estremismo violento. Secondo Beniamino Irdi, senior fellow del German Marshall Fund e Ceo di Highground, il punto più interessante è un altro: per la prima volta la logica del material support viene portata apertamente e con forza sul terreno delle infrastrutture tecnologiche. Il bersaglio non è soltanto chi compie un’azione, ma chi mette a disposizione l’infrastruttura che la rende possibile. Una scelta che apre un precedente delicato per gli alleati europei e per l’equilibrio tra sicurezza, intelligence e garanzie giuridiche.
Irdi, qual è l’elemento più rilevante della decisione americana?
La parte più interessante non è tanto la sanzione contro questa organizzazione, quanto il fatto che la logica del material support alle organizzazioni terroristiche venga estesa allo strato infrastrutturale. Washington non guarda soltanto a ciò che un soggetto fa, ma a ciò che consente ad altri di fare attraverso i propri servizi, anche in Paesi terzi.











