Tra le coperture individuate dal governo per rinnovare il taglio delle accise sul gasolio fino al 5 settembre entra anche una stretta fiscale sul gioco pubblico. Il decreto approvato ieri interviene sul trattamento fiscale di alcune spese sostenute dai concessionari, riducendo o eliminando la possibilità di dedurle dal reddito imponibile. L’intervento si inserisce nel quadro delle restrizioni alla pubblicità del gioco introdotte dal decreto Dignità del 2018 (governo Conte 1) che ha vietato la pubblicità e le sponsorizzazioni con finalità promozionali relative all’azzardo. Per dribblare quei limiti, negli anni si sono sviluppate forme di comunicazione indiretta, anche attraverso sponsorizzazioni sportive o attività informative legate a quote e offerte. La nuova norma punta a intervenire anche su questo terreno.
Le nuove regole riguardano due tipologie di costi. La prima riguarda gli investimenti dei concessionari nelle iniziative di comunicazione sul gioco responsabile e sulla prevenzione del gioco patologico. Si tratta delle campagne previste dal decreto legislativo 41 del 2024, che ha riordinato la disciplina del gioco a distanza e ha stabilito, tra le altre cose, che i concessionari destinino risorse a iniziative informative e di sensibilizzazione. Il decreto stabilisce che queste spese siano considerate, ai fini fiscali, “in ogni caso” spese di rappresentanza. La conseguenza è che non saranno trattate come un costo d’impresa integralmente deducibile, ma assoggettate ai limiti previsti dal Testo unico delle imposte sui redditi per questo tipo di spese. La quota che supera i tetti di deducibilità resterà quindi un costo contabile, ma non potrà ridurre il reddito imponibile su cui vengono calcolate le imposte.












