A poco più di due mesi dalle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, i democratici devono affrontare un problema che va ben al di là del chiedersi come si debba fare per battere il presidente Donald Trump. Ciò su cui si sta discutendo è cosa debba rappresentare davvero il Partito democratico.
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La distanza tra l'ala progressista e quella moderata è stata evidente durante la campagna per le primarie di quest’anno. E quanto accaduto nelle ultime settimane rende difficile liquidare le dispute come semplici litigi in famiglia. I candidati progressisti anti-establishment hanno ottenuto una serie di importanti vittorie, mentre l'altra ala del partito ha reagito con crescente ansia, domandandosi se con quei nomi sia possibile vincere a novembre, soprattutto nei collegi in bilico e negli Stati tendenzialmente repubblicani.
Un partito più radicale o più moderato? Il dilemma interno dei democratici americani
Va notato che entrambi gli schieramenti si dicono certi di aver imparato la lezione dopo la dolorosa sconfitta del 2024. Per i progressisti, però, la convinzione è che il moderatismo abbia fallito: a loro avviso, i Dem hanno passato troppo tempo a difendere lo status quo, usando un linguaggio tecnocratico e prudente, e facendo affidamento sull’opposizione a Trump invece di offrire agli elettori una convincente alternativa economica.








