Il dibattito acceso in città attorno a «Life. Milk. Love.» ha colto uno degli elementi più importanti dell’arte pubblica: la sua capacità di entrare nella vita quotidiana, provocare uno sguardo, suscitare domande e mettere in relazione le persone. «Il fatto stesso che l’opera abbia creato un dibattito è già un risultato», spiega Alessandro Valeri, autore dell’installazione inaugurata il 29 luglio sulle mura del Castello Carlo V.
«Ho voluto che fosse un’opera pop nel senso più autentico del termine: per tutti, immediatamente accessibile, capace di incontrare le persone nello spazio pubblico senza chiedere loro di entrare in un museo, conoscere un progetto o avere una particolare formazione per poterla comprendere», dice Valeri, che rivela anche di aver preferito lo spazio pubblico quando gli era stata prospettata la possibilità di esporre nel castello. «Mi interessava esattamente il contrario: togliere la distanza tra l’opera e chi la incontra».
L’artista vive e lavora tra Parigi e Roma, dove ha il suo studio storico al Pastificio Cerere, l’ex fabbrica legata alla cosiddetta Nuova scuola romana. Formatosi tra l’istituto Roberto Rossellini e il centro sperimentale di cinematografia, Valeri lavora con fotografia, pittura, disegno, scultura, neon, video, installazioni e sound design. Ha esposto una personale al Macro nel 2017.







